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Perché leggere Boccaccio

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Perché leggere... gli autori dal Trecento al Settecento

Giuseppe Iannaccone e Roberto Carnero ci spiegano i motivi per i quali è importante leggere alcuni dei più importanti autori della letteratura italiana dal Trecento al Settecento.

  1. Perché leggere Boccaccio – «Nella noia tanto refrigerio già mi porsero i piacevoli ragionamenti d’alcuno amico e le sue laudevoli consolazioni, che io porto fermissima opinione per quelle essere avenuto che io non sia morto». È Giovanni Boccaccio a parlare; anche lui, quando si annoiava, cercava soccorso nei piacevoli ragionamenti di un amico, così come noi lo cerchiamo nelle pagine del suo capolavoro. 
  2. Perché leggere Ariosto – Di che cosa parla l’Orlando furioso lo racconta in una manciata di righe uno dei massimi estimatori dell’opera, lo scrittore Italo Calvino: «Tema principale del poema è come Orlando divenne, da innamorato sfortunato d’Angelica, matto furioso, e come le armate cristiane, per l’assenza del loro primo campione, rischiarono di perdere la Francia, e come la ragione smarrita dal folle […] fu ritrovata da Astolfo sulla Luna e ricacciata in corpo al legittimo proprietario permettendogli di riprendere il suo posto nei ranghi. Tema parallelo è quello degli ostacoli che si sovrappongono al compiersi del destino nuziale di Ruggiero e Bradamante, finché il primo non riesce a passare dal campo saraceno a quello franco, a ricevere il battesimo e sposare la seconda. […]». Perché vale ancora la pena di leggere oggi Ludovico Ariosto lo spiega invece Giuseppe Iannaccone in questo breve video.
  3. Perché leggere Machiavelli – Una delle prime fake news che sono circolate nel mondo della letteratura lega il nome di Niccolò Machiavelli alla cinica affermazione «il fine giustifica i mezzi». Il perché ce lo spiega Giuseppe Iannaccone in questo video: Il Principe, infatti, è stato considerato per secoli una sorta di “vademecum del buon tiranno”, tanto da essere inserito nell’Indice dei libri proibiti nel 1559. Machiavelli ci invita invece – oggi come allora – a cercare la verità dietro le impalcature della retorica, a svelare l’ipocrisia che si cela dietro le maschere del potere, a cogliere con occhio lucido e distaccato i meccanismi che determinano i moventi della Storia.
  4. Perché leggere Tasso – Non è sempre facile distinguere il romanzesco dal reale negli aneddoti ricamati intorno alla vita degli autori. Senz’altro è complicato per Torquato Tasso: pochi letterati hanno alimentato quanto lui storie e curiosità. Basti pensare che Giacomo Leopardi dedicò all’autore della Gerusalemme liberata un’operetta morale in cui parla con una sorta di folletto! È stato un genio? È stato un pazzo? Certo è stato un uomo sensibile e scisso, “melanconico” e fragile, al pari di molti di noi, come dimostrano le centinaia di lettere che ha scritto durante la sua reclusione nell’ospedale di Sant’Anna: «e sovra tutto m’affligge la solitudine, mia crudele e natural nimica, da la quale anco nel mio buono stato era talvolta così molestato, che in ore intempestive m’andava cercando o andava ritrovando compagnia». 
  5. Perché leggere Goldoni – «Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso» afferma Gigi Proietti, l’incredibile attore che tutti conosciamo. Be’, certo il teatro di oggi non sarebbe lo stesso se Carlo Goldoni non avesse messo la sua ironia e il suo ingegno al servizio di questo genere: in che modo, ce lo spiega Roberto Carnero in questo breve video. La modernità di Goldoni traspira da ogni suo personaggio, ma soprattutto dall’acutissima rappresentazione dell’animo umano. Per esempio, come non essere d’accordo con questa affermazione: «Se conoscete che la persona che amate meriti l'amor vostro, disponete l'animo a sofferir qualche cosa»? 
  6. Perché leggere Parini – Scrive il critico Francesco De Sanctis nella sua fotografia della letteratura settecentesca: «Abbondavano i satirici. Era la moda. […] Tutti mordevano quella vecchia società, per un verso o per l'altro, a frammenti. […] E quando uscì il Mattino, tutti s'inchinarono. Era comparso l'artista». L’artista in questione, che rispondeva al nome di Giuseppe Parini, era un uomo sobrio e riservato, collezionista di orologi, piuttosto pigro e soggetto a frequenti mal di testa, precettore a servizio di una famiglia nobile… Perché, dunque, vale la pena di leggere la sua opera? Perché è capace di cogliere «tutti i microscopici movimenti e le minime vibrazioni» (Citati) dell’artificioso mondo aristocratico milanese che lui osserva dalla finestra, e di dissacrarli con intelligenza e ironia, ma senza sconti. 
  7. Perché leggere Alfieri – Perché è l’iniziatore di un teatro nuovo, con un vero e proprio programma di “educazione alla libertà”, contro ogni forma di potere assoluto. Perché ha contribuito a ridefinire il ruolo dell’intellettuale moderno. Per l’inquietudine esistenziale che lo divora e che vede nella parola scritta l’unico miraggio di redenzione. Non sono ancora ragioni sufficienti per leggere le opere di Vittorio Alfieri?

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